State of the Union – clima e energia, ora accelerare

Su clima e energia il discorso di Juncker è condito di buone intenzioni: molte le partite da chiudere e una novità di rilievo.

Nell’indicare le priorità UE in materia di clima ed energia il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker nel suo State of the Union si è posto nel segno della continuità con le politiche intraprese finora dall’Esecutivo UE.

Spazio al completamento delle azioni già intraprese. Del resto, ha affermato Juncker, “la Commissione ha già presentato l’80% delle proposte promesse all’inizio del mandato”.

Clima: UE renderà nuovamente grande il nostro pianeta

“Voglio che l’Europa si ponga alla guida della lotta contro i cambiamenti climatici. L’anno scorso abbiamo fissato le regole del gioco a livello globale con l’accordo di Parigi, ratificato proprio qui, in quest’aula. Di fronte al crollo delle ambizioni degli Stati Uniti, l’Europa farà in modo di rendere nuovamente grande il nostro pianeta. È patrimonio comune di tutta l’umanità”, ha detto il numero uno della Commissione.

 

Trasporti: presto proposta per ridurre le emissioni

Sul fronte del clima, Juncker ha anticipato una novità: “La Commissione presenterà una proposta di riduzione delle emissioni nel settore dei trasporti”.

Fra le iniziative da avviare o completare entro la fine del 2018, figurano:

  • da un lato, il pacchetto Mobilità e cambiamenti climatici, contenente proposte legislative in materia di veicoli puliti, norme comuni per il trasporto combinato delle merci, standard per le emissioni di CO2 delle autovetture e dei furgoni, standard per l’efficienza dei carburanti e le emissioni di CO2 degli autocarri e degli autobus e un’iniziativa intesa ad accelerare la creazione delle infrastrutture per i carburanti alternativi;
  • dall’altro, l’iniziativa l’Europa in movimento, per rendere il traffico più sicuro, incoraggiare l’adozione di sistemi di pedaggio più equi, ridurre le emissioni di CO2, l’inquinamento atmosferico e la congestione del traffico, ridurre gli oneri burocratici per le imprese, combattere il fenomeno del lavoro nero e garantire ai lavoratori condizioni e tempi di riposo adeguati.

Mobilità a basse emissioni

Fra le proposte già avanzate dalla Commissione in tale contesto, la comunicazione risalente a luglio dello scorso anno per una mobilità a basse emissioni, che intende tradurre in pratica l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serraprovenienti dai trasporti di almeno il 60% rispetto al 1990 entro il 2050.

In particolare, la strategia fa riferimento a tre ambiti di intervento:

  • miglioramento dell’efficienza del sistema di trasporto;
  • energia alternative a basse emissioni;
  • veicoli a basse o zero emissioni.

Cuore pulsante dell’iniziativa, la mobilità elettrica: obiettivo finale di Palazzo Berlaymont è rendere possibile l’attraversamento dell’intero continente con un veicolo elettrico. Ciò richiede la diffusione capillare sull’intero territorio europeo delle necessarie infrastrutture di ricarica e manutenzione.

L’UE sostiene la realizzazione di quest’infrastruttura sia finanziariamente, sia attraverso le piattaforme dei portatori d’interesse, come il forum per i trasporti sostenibili. Sono in corso progetti – quasi un centinaio – che studiano l’interesse economico e testano la fattibilità con prove in condizioni reali: collettivamente comportano oltre 1 miliardo di euro di investimenti pubblici e privati e quasi 600 milioni di euro di sostegno finanziario dell’UE.

Malgrado gli sforzi di Bruxelles, l’Europa viaggia ancora a due velocità quando si tratta di auto elettriche. Basti confrontare i casi italiano e norvegese: mentre nel Belpaese nel 2016 le immatricolazioni di auto elettriche in Italia non hanno superato lo 0,1% del totale, in Norvegia i veicoli elettrici nel 2016 hanno rappresentato il 40,2% delle nuove immatricolazioni, e dal 2025 le uniche auto che potranno essere immatricolate saranno senza motore endotermico.

L’Europa in movimento

Alla comunicazione “Mobilità a basse emissioni” si aggiunge la più recente iniziativa “L’Europa in movimento”, presentata a fine maggio di quest’anno per rendere il traffico più sicuro, incoraggiare l’adozione di sistemi di pedaggio più equi, ridurre le emissioni di CO2, l’inquinamento atmosferico e la congestione del traffico, ridurre gli oneri burocratici per le imprese, combattere il fenomeno del lavoro nero e garantire ai lavoratori condizioni e tempi di riposo adeguati.

Si tratta di una strategia che, attraverso una legislazione mirata e misure di sostegno comprendenti investimenti nelle infrastrutture, nella ricerca e nell’innovazione, intende giungere entro il 2025 ad una mobilità intelligente, socialmente equa e competitiva.

La strategia presentata da Palazzo Berlaymont consiste in una comunicazione che delinea un piano di lungo termine per la mobilità sostenibile. A questa si aggiungono una serie di proposte legislative volte a migliorare il funzionamento del trasporto su strada, le condizioni di lavoro e sociali dei lavoratori del settore, e alcuni documenti in cui vengono presentate una serie di politiche Ue destinate ad accelerare il passaggio a un sistema di mobilità sostenibile, digitale e integrato.

Questa prima serie di proposte sarà integrata entro maggio 2018 da altre proposte, fra cui quelle relative alle norme sulle emissioni successive al 2020 per autovetture e furgoni, oltre alle prime norme riguardanti le emissioni dei veicoli pesanti, che fanno seguito alla proposta concernente il monitoraggio e la trasmissione di informazioni in tema di emissioni di CO2 e consumo di carburante dei veicoli pesanti.

Unione dell’energia: verso il completamento

“Mentre guardiamo al futuro, non possiamo perdere la rotta stabilita”, ha dichiarato Juncker in plenaria. E nell’elencare le politiche prioritarie il presidente dell’Esecutivo ha messo al primo posto proprio il completamento dell’Unione dell’energia.

Anche in questo caso la prospettiva temporale è la fine del 2018. Entro questa data la Commissione intende accelerare l’approvazione del pacchetto Energia pulita per tutti gli europei e dare seguito all’aspetto solidale dell’Energy Union. Ma, soprattutto nel primo caso, la volontà della Commissione dovrà vedersela con la resistenza degli Stati membri.

Energia pulita per tutti gli europei: un dossier controverso

A fine novembre 2016 il commissario Ue per il Clima e l’energia Miguel Arias Canete ha presentato un pacchetto da oltre mille pagine, che si pone tre obiettivi principali: privilegiare l’efficienza energetica, conquistare la leadership a livello mondiale nelle energie rinnovabili e garantire condizioni eque ai consumatori.

Maxi-pacchetto apprezzato nelle intenzioni ma criticato da più parti nell’approccio.

Gli ambientalisti, ad esempio, hanno tacciato la Commissione di mancanza di coraggio: all’indomani della presentazione il vicepresidente di LegambienteEdoardo Zanchini ha sostenuto che le proposte avanzate “non consentono all’Europa di accelerare la transizione verso un sistema energetico libero da fossili entro il 2050”.

Anche la European Alliance to Save Energy (EU-ASE), associazione europea multisettoriale che riunisce alcune rilevanti imprese multinazionali negli Stati membri, pur apprezzando la proposta l’aveva definita non “all’altezza di liberare in pieno il potenziale dell’efficienza energetica e dei relativi vantaggi per i consumatori” .

Il Parlamento europeo ha chiesto più ambizione, in particolare per quanto riguarda la revisione della direttiva efficienza energetica, contenuta nel pacchetto: la commissione Ambiente del PE ha di recente proposto di innalzare il target di efficienza energetica, portandolo dal 30% al 40% per il 2030 e di eliminare una serie di scappatoie.

Ma la resistenza maggiore ad innalzare i target di efficienza energetica non si trova nelle aule del Parlamento europeo, quanto ai tavoli del Consiglio, che già a giugno aveva raggiunto un accordo sull’approccio generale alla direttiva che già indeboliva la proposta iniziale della Commissione europea: i ministri avevano infatti proposto di rendere non vincolante l’obiettivo del 30% di efficienza energetica.

Unione dell’energia e solidarietà: no a Nord Stream 2

Nella lettera d’intenti inviata ai presidenti di Parlamento e Consiglio, Juncker si è soffermato quindi sul dare seguito, sempre entro la fine del prossimo anno, all’aspetto della solidarietà dell’Unione dell’energia, comprendente una proposta di norme comuni per i gasdotti che accedono al mercato interno europeo del gas.

Proposta che ha già ottenuto il via libera della plenaria, proprio nel corso della tornata che ha ospitato Juncker e il suo State of the Union, e che ora attende il via libera del Consiglio.

C’è poi un altro capitolo da chiudere entro la fine del 2018, quello dei progetti d’interesse comune necessari a collegare i mercati europei dell’energia.

I PIC sono quei progetti che hanno effetti positivi su almeno due Stati Membri, contribuendo all’integrazione del mercati dell’energia e ad una maggiore concorrenza nel perimetro dell’Unione. Tra questi, la Commissione europea sostiene il progetto di gasdotto East-Med, che collegherà il Mediterraneo orientale all’Europa.

Progetto che in un certo senso scalza un altro grande gasdotto, Nord Stream 2 – che permetterebbe il flusso di gas russo alla Germania passando attraverso il Mar Baltico – oggetto di numerose critiche. Intervenendo in plenaria, Canete ha ribadito la posizione della Commissione: “Il nostro orientamento – ha detto – è per la diversificazione delle fonti”, quindi la Commissione sosterrà “gasdotti utili per la sicurezza”, a differenza di Nord Stream 2 “che non sarà mai un progetto di interesse comune perché non fa aumentare la sicurezza delle forniture” e potrebbe creare “una posizione eventualmente dominante sul mercato”.

Canete ha quindi ricordato che la Commissione ha chiesto mandato al Consiglio per negoziare con la Federazione Russa: “Bruxelles vuole concordare alcuni principi fondamentali che intende applicare al funzionamento del gasdotto”.

Il futuro di Euratom

Fra le iniziative da avviare in prospettiva del 2025, ha sottolineato Juncker, una comunicazione sul futuro delle politiche dell’UE per l’energia e il clima, che contempli anche il futuro del trattato Euratom, la Comunità europea dell’energia atomica.

Frassoni (Verdi europei): da Juncker nessun piano d’azione concreto sul clima

“Oltre ai toni rassicuranti, il presidente Juncker non è riuscito a trasmettere l’idea di un piano d’azione concreto” per “affrontare disoccupazione e disuguaglianze”. Così Monica Frassoni, co-presidente del partito dei Verdi europei, ha commentato il discorso sullo Stato dell’Unione.

“L’approccio alla politica industriale è convenzionale e sembra ignorare il potenziale che deriva dal mettere insieme innovazione e lotta contro il cambiamento climatico, indipendenza dai fossili e crescita verde”. “Condividiamo l’ambizione del presidente Juncker di rendere l’Unione europea capace di mantenere le proprie promesse”, conclude Frassoni, “ma per raggiungere questo obiettivo sono necessarie alcune importanti modifiche nelle priorità e nell’approccio”.

 

Source: www.fasi.biz

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The vote you’ve never heard of – and why it can change Europe’s investment climate

A revision of the EU accounting rules on the treatment of public-private energy performance contracts would allow massive injections of investment into the EU economy. Yet, there is opposition from some national statistical offices — especially Germany –which have to take a position next week, writes Monica Frassoni.

Monica Frassoni is a former MEP and current President of the European Alliance to Save Energy.

Next week member states will make up their minds on whether or not EU accounting rules on the treatment of public-private energy performance contracts (EPCs) should be changed.

It is a high-stakes decision. A revision would allow massive injections of private sector investment into the EU economy. Yet, there is opposition from some national statistical offices, who have to take a position by 25 July.

 

At the moment there is an inconsistency in how rules are applied to public/private energy efficiency investments, which are considered ‘on balance sheet’, compared to public /private investment in highways and roads, which are ‘off balance sheet’.

Public sector bodies – cities, local authorities and mayors – currently have to class third party financing for energy efficiency improvements as public debt. This means they often have to turn down good projects or ‘bankrupt’ their books. The reform would unlock the doors on large amounts of private investment – for example, from banks or pension funds investing via energy service companies – with the investment repaid from the savings on energy bills.

This means they often have to turn down good projects or ‘bankrupt’ their books. The reform would unlock the doors on large amounts of private investment – for example, from banks or pension funds investing via energy service companies – with the investment repaid from the savings on energy bills.

This private money would flow into the EU economy, where it is vitally needed to fund warmer buildings, cheaper lighting, cleaner air and increased energy security for EU citizens – all at no risk to the public authorities. At the same time, it would be helping member states implement the Paris Agreement and meet the 2030 climate and energy goals at least cost.

Many EU member states are still experiencing low-growth, low-investment environments. The mantra everywhere is that attracting private sector investment into infrastructure and EU businesses will be key to driving a sustained economic recovery in Europe.

A very wide range of stakeholders, including EU Commissioners, municipalities, businesses, investors and civil society representatives agree that the reform of the accounting treatment of EPCs is one of the key barriers to close this investment gap.

Numerous examples of aborted energy efficiency investment in public buildings from Spain to Slovakia have been brought forward as evidence that a change is both proportionate and justified.

The arguments and evidence have been extensively considered and consulted upon within the statistical community. Eurostat has moved forward to suggest progressive solutions based around recognising energy services provided via EPCs as just that – energy services, with finance solutions and operational risk provided by private sector providers.

A group of progressive countries including France, Italy, Spain, Portugal and Ireland recognise the strategic importance of resolving the issue and are committed to moving forward from proposal to reality.

Yet not everybody seems to share the same positive idea. We hear European utilities – whose business models will be forced to a major change to accommodate the rise of a new services-based energy industry if the revision goes through – are actively lobbying against the change. The German statistical office seems to be listening to them. Others, like Sweden or Finland, seem also to be doubtful.

This is not some abstract academic issue. The USA already has an accounting system similar to the one proposed by Eurostat. The US energy services market is worth around $4-6 billion per year, compared to just €150m in the EU at the moment.

The recently published High-Level Expert Group on Sustainable Finance Interim Report singled out the EPC accounting rule issue out as an early priority to resolve, recognising it as a key ‘lever’ the EU can pull to quickly and effectively channel private sector finance to a simply vast investment opportunity that will create new employment opportunities for EU citizens working for EU firms delivering EU infrastructure.

In the aftermath of the financial and sovereign debt crises, and in the face of the very grave threat climate changes pose to our European way of life, all parts of the financial system need to change to deliver the sustainable economy we need. This includes the institutions that govern it.

National statistical offices must play an active role in helping create the new ‘rules of the game’ needed to underpin the EU’s transformation to a sustainable economy. We hope that in the days ahead they will vote for change.

 

Source: euractiv.com

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EU under fire over ‘weak outcome’ of new energy directives

The European Union has come under fire over what has been labelled a “weak outcome” after energy ministers rubber stamped new EU energy efficiency directives.

Earlier this week European Union ministers reached an agreement on new targets to be established within both the Energy Performance of Buildings Directive and the Energy Efficiency Directive.

Having initially set out to establish a binding 30% energy efficiency target, the EU eventually agreed to set the desired efficiency rate at 30% but make it non-binding. A number of member states argued the target should be lowered to 27%, however these calls were resisted.

Read the full article here: https://www.cleanenergynews.co.uk/news/efficiency/eu-under-fire-over-weak-outcome-of-new-energy-directives

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EU-ASE at the Informal Energy Council

Valletta, 18 May 2017 — At the Informal Energy Council in Malta today, top executives of leading companies urged EU Energy Ministers to increase ambition on energy efficiency. Member States are currently discussing the European Commission’s proposals for a Clean Energy Package, which includes proposals for a binding EU energy efficiency target.

At the opening session of the meeting, business representatives from the European Alliance to Save Energy (EU-ASE) urged Energy Ministers to keep the binding nature of the EU energy efficiency target for 2030, increase the level of ambition towards a 40% energy efficiency target and underpin it by dedicated policies and measures, without which an optimal framework for enhanced energy efficiency cannot be created. They also expressed concern on the recent proposals aiming at further weakening binding provisions aimed at achieving 1,5% saving annually among end-users (art.7), which would have very important consequences in terms of increased gas imports and costs for households.

While presenting cost-effective investments in energy efficiency, senior business representatives from Danfoss, Knauf Insulation, Philips Lighting, and Schneider Electric emphasised to Energy Ministers that the current revisions of the Energy Efficiency Directive (EED) and the Energy Performance of Buildings Directive (EPBD), both of which are included in the package, offer a unique opportunity to create a unique framework to drive economic market growth and job creation in the European Union. Energy Ministers were urged to carefully assess the social, political, economic and environmental potentials of key provisions in the directives under review.

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Top executives call on Energy Ministers to resist proposals lowering ambition in key revisions of energy efficiency directives

Valletta, 18 May 2017 — At the Informal Energy Council in Malta today, top executives of leading companies urged EU Energy Ministers to increase ambition on energy efficiency. Member States are currently discussing the European Commission’s proposals for a Clean Energy Package, which includes proposals for a binding EU energy efficiency target.

At the opening session of the meeting, business representatives from the European Alliance to Save Energy (EU-ASE) urged Energy Ministers to keep the binding nature of the EU energy efficiency target for 2030, increase the level of ambition towards a 40% energy efficiency target and underpin it by dedicated policies and measures, without which an optimal framework for enhanced energy efficiency cannot be created. They also expressed concern on the recent proposals aiming at further weakening binding provisions aimed at achieving 1,5% saving annually among end-users (art.7), which would have very important consequences in terms of increased gas imports and costs for households.

While presenting cost-effective investments in energy efficiency, senior business representatives from Danfoss, Knauf Insulation, Philips Lighting and Schneider Electric emphasised to Energy Ministers that the current revisions of the Energy Efficiency Directive (EED) and the Energy Performance of Buildings Directive (EPBD), both of which are included in the package, offer a unique opportunity to create a unique framework to drive economic market growth and job creation in the European Union. Energy Ministers were urged to carefully assess the social, political, economic and environmental potentials of key provisions in the directives under review.

Ahead of his speech, Harry Verhaar, Chairman of the EU-ASE Board and Head of Global Public & Government Affairs at Philips Lighting, said: “Our message is straightforward. There is no technology gap. There is no lack of services. There are business models that already exist to make cost-effective investments in energy efficiency, but many of these businesses are still waiting on the sidelines. If Europe is serious about reducing energy demand and creating a market for innovative solutions and services, then it needs to get serious about its commitment. And that means an ambitious EU binding target and dedicated policies. Existing buildings have a major potential: 75% of them are energy inefficient, they are the largest energy consumer, absorbing 40% of final energy, and currently only 0.4–1.2% of the stock is renovated each year. Both EED and EPBD can change the status quo if there is a strong political will.” 

On behalf of Danfoss, Ernesto Ubieto, President of the South European Region, said: “The EPBD revision presents a unique opportunity to reap the enormous energy savings potential that lies in the control of energy flows inside buildings. A recent study released by Ecofys shows that the final energy demand of buildings can be reduced by 30% by optimising technical building systems, with short pay back times. We urge policy makers to have the political courage needed to address current market failures.

Jure Šumi, Business Development Director Green Solutions, Knauf Insulation said: “There are so many measures that homeowners and businesses can take to save energy and reduce their environmental footprint. One of the most effective and interesting ways of doing this is through green roofs. Because roofs are the sites of the greatest building heat loss in winter and the hottest temperatures in summer, green roofs help to keep in heat and keep out cold. They have many other benefits, too, including noise reduction, improved storm water management and improved air quality in cities. They also look fantastic.

Business representatives also backed introductory remarks by the European Commissioner for Climate Action & Energy, Miguel Arias Cañete, who defended the vision, ambition and coherence of the Commission’s proposals on EED and EPBD revisions presented on 30 November 2016.

The Informal High-Level Meeting on Energy Efficiency in the Mediterranean is taking place in the Grand Master’s Palace, Valletta (Malta) on 18 and 19 May. This two-day meeting gathers Energy Ministers and their delegations from the 43 States of the Union for the Mediterranean (UfM), i.e. EU28, North Africa and Mediterranean Middle East. It is co-organised by the European Commission (DG ENER and EEAS), the UfM, the Maltese EU Presidency and the Kingdom of Jordan.

Earlier this year, EU-ASE members issued a Position Paper with their views on the Clean Energy for All Europeans package and specific policy recommendations on the EED and EPBD.

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