Egregio Ministro,

Oggetto: Pacchetto legislativo “Clean Energy for All Europeans”, Direttiva Efficienza Energetica: osservazioni sulla posizione espressa dal governo italiano al Consiglio informale dei Ministri dell’energia , Malta 18/19 maggio 2017. 

Con la presente, vorremmo esprimere la nostra preoccupazione sulla posizione assunta dall’Italia rispetto all’Art.7 della Direttiva Europea sull’Efficienza Energetica (DEE).

La European Alliance to Save Energy (EU-ASE) e’ un’associazione europea multisettoriale. Tra i membri di EU-ASE vi sono alcune rilevanti imprese multinazionali che impiegano collettivamente 340.000 persone nei 28 Stati membri dell’Unione Europea e generano un fatturato congiunto di circa €115 miliardi di Euro; ne fanno parte anche alcune importanti organizzazioni della società civile e un gruppo di deputati europei di diversa estrazione politica.

Come lei sa, questi sono mesi importanti per la definizione della politica energetica europea ed italiana. La Presidenza maltese del Consiglio dei Ministri della UE ha intenzione di decidere entro giugno la posizione comune sulla DEE e sulla direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia. Si tratta di due direttive veramente importanti per assicurare che la UE sia nelle condizioni di rispettare gli impegni presi a Parigi e allo stesso tempo rilanciare occupazione e attività economica. In questo contesto, ci siamo permessi di scriverLe nelle scorse settimane e il 29 maggio prossimo una delegazione composta dai dirigenti della imprese membri di EU-ASE incontrerà a Roma il Dott. Napoletano e la Dott.ssa Romano, nell’attesa di poterLa incontrare direttamente in una prossima occasione.

Al Consiglio Informale dei Ministri dell’Energia del 18 e 19 Maggio scorso, abbiamo appreso di una proposta Italiana sull’art. 7 della direttiva sull’EE, che ha lo scopo di ridurne radicalmente il livello di ambizione attuale, già modesto, portando gli obiettivi di risparmio da conseguire annualmente da parte degli utenti finali dall’1,5% all’1% dopo il 2025.

L’intenzione dichiarata è quella di evitare che un target troppo ambizioso possa mettere in pericolo la crescita economica. Ci permettiamo di osservare che, lungi da determinare un ostacolo per la crescita, una politica ambiziosa in materia di efficienza energetica può avere importanti ricadute positive in materia di occupazione e attività economica, come peraltro riconosciuto nella recente presentazione della SEN al Senato. Le disposizioni contenute nell’art.7, soprattutto se rese più complete e più facilmente applicabili, rappresentano un tassello fondamentale di un quadro normativo coerente in grado di facilitare la riduzione della dipendenza energetica italiana e stimolare investimenti privati e pubblici, in particolare nei settori dei trasporti, dell’industria e nell’ambito delle tecnologie, dei materiali e dei servizi per l’edilizia. Nel settore dell’edilizia, considerato che due terzi degli edifici esistenti sono stati costruiti prima del 1976, ovvero prima della prima legge sull’efficientamento energetico, il potenziale in termini di miglioramento della loro qualità energetica é enorme.

Insomma, rivedere gli obblighi al ribasso significa mandare un segnale negativo a investitori e consumatori e rallentare ulteriormente la necessaria azione per ridurre il consumo energetico che resta urgente anche in Italia. Infatti, benché l’intensità energetica italiana sia minore rispetto alla media comunitaria, questo dato va preso con cautela perché è riconducibile alle particolari condizioni climatiche di cui beneficia il paese e ai consumi di un parco automobilistico di cilindrata complessivamente inferiore rispetto alle altre grandi economie europee. Inoltre, i dati sull’intensità energetica negli edifici ci dicono che la situazione, tra il 2000 e il 2013, é di fatto peggiorata rispetto agli altri paesi europei.

Quindi resta ancora molto da fare; esistono ingenti risorse europee e una grande disponibilità di investimenti privati in questo settore. Per questo, abbiamo considerato importante la lettera sottoscritta dal governo italiano con la Spagna e altri paesi, volta ad ottenere una modifica nelle regole contabili del Patto di stabilità e a fare sì che spese incorse a favore dell’efficienza energetica possano stare fuori dal calcolo della spesa pubblica. Questa iniziativa è vista con favore dalla Commissione europea e dal Parlamento Europeo. Ma se si dovessero diluire gli impegni per l’attuazione di norme vincolanti, nell’ambito di una strategia di lungo periodo, sarebbe più difficile ottenere un ridefinizione virtuosa delle regole attuali.

In una situazione nella quale il Consiglio è attraversato da molte divisioni, ci preoccupa il fatto che questa proposta possa ulteriormente indebolire il quadro legislativo comune: infatti, già oggi la normativa prevede una serie di eccezioni, come ad esempio l’esclusione dei trasporti, che hanno di fatto ridotto della metà il potenziale di riduzione dei consumi energetici che avrebbe dovuto essere generato dall’Art. 7.

Egregio Ministro, alla luce di tutto ciò, la invitiamo a rivedere posizioni che indeboliscono l’impianto generale della DEE e che possano avere ricadute negative sull’economia italiana.

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